Il libro: Ci salveranno gli chef

ci-salveranno-gli-chefQualche dato di fatto. Il primo: accade che, ciclicamente, vi siano tematiche e professioni che calamitano l’attenzione nazional-popolare anche in virtù di un investimento significativo da parte dello show business. In tal senso, reality e trasmissioni ad hoc hanno spinto in maniera quasi unidirezionale, verso ambiti culinari che hanno calamitato l’attenzione attorno a tematiche inerenti la cucina, la ristorazione, l’enogastronomia.

Cuochi e fiamme, Masterchef, Clerici&Parodi’s style, Il boss delle torte, le ricette di Vissani che in cinque minuti cinque piazza lì i suoi piatti e via dicendo: la tv prolifera di cuochi o aspiranti tali, il pubblico apprezza. Rapporto binario e vicendevole che da luogo a una tendenza, l’Italia si ri-scopre patria della cucina.

Il secondo: il boom della cucina tra web e tivù non corrisponde a un aumento del fatturato. Ma i grandi cuochi trainano il turismo. Si scrive sul Corriere.it: 730 mila viaggiatori stranieri nel 2012 – secondo una indagine campionaria della Banca d’Italia – hanno scelto una vacanza in Italia esclusivamente per motivi enogastronomici. Turisti a caccia di gioie del palato che hanno speso sul territorio nazionale 124 milioni di euro.

In tale ottica, appare evidente che fare ristorazione significa fare impresa: ed è questo il liev motiv attorno al quale si muove il volume “Ci salveranno gli chef” (Agra Editrice, PP 134, Euro 15) di Alessandra Moneti e Denis Pantini.

Lo Chef – richiama l’Ansa in un articolo di presentazione del libro – è un imprenditore e la eco mediatica che la cucina sta avendo in televisione e su web ha delle ripercussioni su export e trasmissione della cultura made in Italy che sono state, per la prima volta, analizzate in due indagini distinte.

Titolo spiazzante – la nota Ibs in sede di presentazione dell’opera – ma che nasconde un’interessante realtà. Negli ultimi anni gli chef, che prima erano chiusi nelle loro cucine, considerate off limits, luoghi inaccessibili ai non addetti ai lavori, si sono messi in mostra attraverso le ampie vetrate che caratterizzano i nuovi concept di ristoranti. Non solo: hanno invaso gli schermi televisivi e le pagine dei giornali.

Nello stesso tempo hanno iniziato a viaggiare per il mondo e ad essere segnalati sulle guide internazionali più importanti. Sono diventati ambasciatori della cucina e del buon cibo italiano.

Pantini, da economista e profondo conoscitore del settore alimentare, lavora con i numeri, analizza l’evoluzione del sistema produttivo del food&beverage italiano e il contributo che questo offre al Pil e alle esportazioni.

Moneti, da intelligente trend setter, descrive nella seconda parte del libro il fenomeno dell’affermazione della cucina italiana nel mondo e quali potranno essere le opportunità per il nostro Paese e si sofferma anche su istanze e proposte che il settore ristorazione rivolge alle istituzioni. Anzitutto la necessità di snellire la burocrazia sia nell’export che nel mercato del lavoro e dell’apprendistato: nel volume c’è il Documento di Vicocon le richieste di chef stellati ed esperti del settore al Governo Letta. E svela cosa bolle in pentola:

“C’è un grande fermento, che va ben oltre il protagonismo degli chef in Tv. C’è grande attenzione al tema Food sui social network: a sottolineare che anche i giovani, spesso liquidati come hamburger people, hanno invece enorme interesse per la cultura gastronomica”.

Tant’è che si registra ancora un boom di iscrizioni alle scuole alberghiere o a corsi universitari come quelli diretti dal decano degli chef stellati Gualtiero Marchesi.

Si tratta di un volume senza ricette di cucina ma con tante indicazioni volte a sancire una più stretta alleanza tra cucina e produzione agroalimentare: si analizzano nel dettaglio l’uso dei media, dei social network e i problemi con cui chi fa ristorazione deve quotidianamente relazionarsi.

“La figura dello chef è il vettore principale per esportare i prodotti tipici italiani in tutto il mondo – ha detto Denis Pantini, economista esperto del settore alimentare, nel corso della presentazione – perché si pone come ponte di comunicazione tra la piccola produzione eccellente e il consumatore finale”.

Alessandra Moneti ha invece spiegato:

“Occorre capire quanto di buono ci sia in quella che oggi rischia di apparire solo una moda per sfruttare al meglio le potenzialità di un settore che produce eccellenza e comincia solo adesso a fare squadra. Gli stranieri che scelgono l’Italia come meta per un break enogastronomico sono perlopiù di prossimità. La Germania che esprime il 13% degli arrivi, a parimerito con l’Austria (13%), seguita dai turisti gourmet provenienti dal Regno Unito (10%), molti dei quali hanno aumentato la frequenza dei loro viaggi golosi grazie ai voli delle compagnie low cost”.

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