Luca Lovino e Saporilandia, il made in Italy agro-alimentare

CarrelloGli inizi, i viaggi.
Per scelta, per necessità.
Capita che ci si metta un attimo, questione di istinto: intuizione, movimento, via. Senza nemmeno guardare.
Altre volte. Una miriade di altre volte serve un sacco di tempo. A zigzagare tra le paure; tra decine di fogli excel diventati altrettanti business plan, tabelle di viaggio, liste dei pro e dei contro, analisi di punti di forza ed elementi di debolezza.
Gli inizi, i viaggi.
Per scelta, per necessità.
Si dicono e scrivono quintali di parole, frasi, periodi, capitoli. Concatenazioni di lettere e sillabe a fare da apripista ai più bei inizi, alle partenze dalle migliori aspettative. Solo che poi.
Solo che poi non si parte, non si inizia.
Non si inizia a furia di zigzagare tra le paure e uscire di pista dalla fifa; non si parte, semmai si resta sepolti da quella decina di fogli excel diventati business plan che anziché stimolare, disincentivano. O tabelle di viaggio che – a furia di guardarle e ricontrollare – non portano in decollo le aspettative, piuttosto le sedano.
Invece Luca una sera.
Luca una sera di quest’inverno ci osservava lì, a nuotare tra quelle miriadi di parole, frasi, periodi, capitoli. Lettere e sillabe a fare da apripista ai più bei inizi, alle partenze delle migliori aspettative. Solo che poi.
Poi noi non si sarebbe partiti, non si sarebbe viaggiato.
Invece Luca quella sera.
Luca quella sera di quest’inverno mise su un tavolino tartine con salse, qualche decina di barattoli di marmellate, tocchetti di fontina, bruschettine all’olio di oliva. E noi.
Noi si onorò fino all’ultima briciola questo suo inizio. Questo suo viaggio.
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Rivedo Luca qualche settimana dopo, nasce l’idea del blog. Quale strumento di servizio, canale di comunicazione, momento informativo, organo di contatto. E, soprattutto, luogo ideale in cui incanalare passione e professione.
Lui, Luca, ama ciò che fa: è sempre stata una condizione di fronte alla quale, qualunque cosa poi uno possa amare e di conseguenza fare, resta poco da dirgli. E, persone così, le lasci parlare. Le ascolti.

Bue musch Scozia

31 anni, una foto-ricordo scattata in sella a un dromedario (scelta quale immagine di presentazione di sé nella pagina CHI SIAMO). E poi?
Viaggiatore e avventuriero, curioso degli usi e costumi degli altri popoli quando visito terre straniere. Da quando ho 20 anni appassionato di cucina, dopo 10 anni di lavoro impiegatizio vengo licenziato ingiustamente. Arrivo a 31 anni, credo sia la giusta età per guardarsi indietro, fare due conti sulla propria vita e capire cosa fare da grandi. Inizio così un percorso di ricerca, per abbinare una delle mie due passioni al lavoro e provare a fare della mia professione qualcosa che mi renda felice. Tramite un amico, spinto da curiosità e spirito avventuriero, dopo 3 mesi di inutile ricerca di un lavoro che mi potesse piacere, mi reco in Valle d’Aosta per lavorare sui campi e vivere un’esperienza che ora posso considerare unica e speciale.

A un certo punto, pronti-via. Come nasce – e con quali obiettivi – un progetto come questo?
Scontento di una società nella quale sei solo un numero, e con la voglia di rinnovarmi, ho vissuto buona parte dell’estate sui campi valdostani a lavorare la terra. Ho scoperto una vita differente da quella cittadina, fatta di fatica e sudore. Col tempo ho iniziato ad apprezzarla, a legarmi a quei luoghi e alla fine sono rimasto lì per un paio di mesi, tra luglio e ottobre. Ho avuto modo di assaporare cibi genuini come una zucchina appena raccolta o una bacca presa dall’albero. E, facendo un ovvio paragone con i supermercati e la società consumistica, ho pensato all’idea di offrire a più persone l’occasione di gustare il vero sapore del cibo e regalare, al contempo, un momento di sana felicità e distrazione dai problemi quotidiani.

Quali esperienze hai maturato nel settore agro-alimentare-vinicolo?
Parlare di esperienza, se vista dal lato professionale, non ne ho. Sono un autodidatta in cucina, e questo mi ha portato alla ricerca di un percorso legato al cibo. Ho voluto intraprendere questa esperienza, a basso costo per ovvi motivi, per scoprire cosa ci fosse prima dei supermercati, prima delle grandi ditte produttrici. E sì, ora posso dire di conoscere molte più cose sul cibo, forse poco utili per quelli che sono i classici lavori nel campo della ristorazione, ma che mi hanno lasciato molto. Ho seguito i processi produttivi, dalla semina al raccolto, dei prodotti coltivati; ho imparato come venissero fatti i prodotti finiti; ho vissuto esperienze, devo dire anche un po’ traumatiche, con le api scoprendo un mondo tutto “loro”. E se potessi, consiglierei a tutti di passare almeno una settimana in un luogo isolato dal mondo, immersi nella natura con la disponibilità a faticare per portar a casa delle soddisfacenti esperienze di vita.

Perché Saporilandia?
Bhe, stiamo parlando di cibo e nello specifico di cibo genuino. L’obiettivo è quello di avere solo fornitori che rispettino la natura con metodi di coltivazione naturali. E’ il valore aggiunto che può rendere i prodotti offerti di prima qualità e dal sapore unico: quello di Madre Terra che noi tanto maltrattiamo ogni giorno. Il nome, Saporilandia, mi sembrava un simpatica sintesi della mia idea: offrire un’isola di sapori genuini, a volte stravaganti e altre classici e tipici, dove passare alcuni minuti perdendosi tra mille gusti e magari scegliendone uno o più per deliziare se stessi o i propri cari.

Qual è – se c’è – il confine tra scelta professionale e scelta di vita?
Come detto mi piace viaggiare e adoro il cibo: abbinare almeno una delle due passioni alla vita lavorativa è splendido. Se mi chiedi cosa farò fra 10 anni, non saprei rispondere. Ma posso dire che questa libertà di fare, di mettere in pratica le mie idee, e lo stesso obiettivo finale mi stanno piacendo e quindi vivo il momento con entusiasmo non pensando a come andrà o a cosa sarò in futuro.

Sapori freschi, prodotti genuini, dieta mediterranea, made in Italy: sono ancora riferimenti di interesse generale?
Credo di sì. Ma è anche vero che noi italiano siamo bravissimi anche a distruggere ciò per cui dovremmo andar fieri. Siamo bravi a lamentarci ma in pochi si danno da fare e ci mettono la faccia. Il made in Italy fino a pochi anni fa era indice di garanzia di una qualità superiore. Ma questo è stato depauperato da strategie di mercato sbagliate, da errore politici nonchè da scelte commerciali discutibili da parte di manager strapagati. Basti pensare al discorso attuale della “terra dei fuochi” o alla mozzarella blu. Ma anche al settore tessile, che per risparmiare si reca all’estero a produrre. E per colpa di chi fa finta di niente o di chi non fa veramente nulla, il made in italy oggi è oggetto sì di discussioni, ma di tipo negativo.

ChiavennaSelezioni i prodotti che decidi di commercializzare? In che modo?
Certo. I criteri fondamentali sono quelli di individuare piccole realtà e prodotti di prima qualità. Non mi interessa se alcuni prodotti risulteranno stagionali e quindi per un periodo non disponibili (come il miele), preferisco garantire qualità e sicurezza. Quindi anche i metodi di coltivazione del fornitore sono importanti. Infine, un’altra caratteristica è che tali prodotti siano particolari e dai sapori stravaganti (come le ns marmellate) o che siano di garantita tipicità e classicità (come la fontina e l’olio). Infine c’è un’analisi del fornitore con cui si deve creare affinità per una collaborazione chiara e a 360°. Per questo, quando e dove possibile, mi reco sul luogo di produzione per vedere dal vivo i prodotti, i metodi di coltivazione e, prima che il prodotto venga pubblicizzato, sono il primo – insieme ad amici e cultori – a provarlo… se viene apprezzato allora lo troverete presto disponibile.

Quali sono le tre caratteristiche principali che suscitano il tuo interesse in fase di selezione di un prodotto da commercializzare?
Sicuramente la professionalità e l’amore che ci mette chi li produce, così che la qualità sia garantita. Poi, come detto, il prodotto deve risultare accattivante, nel senso che deve essere unico e introvabile oppure deve rispettare le caratteristiche di tipicità nella produzione (non voglio l’olio Carapelli che ha l’etichetta italiana e viene prodotto in Spagna).

Che rapporto c’è con i produttori? Esclusivamente commerciale?
Ad oggi la valutazione si riduce a 4 fornitori, quindi non ha una gran valenza. Comunque dipende anche dalle persone e dalle esperienze di vita che il futuro ci offrirà. Ad esempio con i produttori della Val d’Aosta c’è anche un rapporto di amicizia.

ScoziaQualità-prezzo: quali vantaggi – e quali differenze – rispetto alla spesa nei supermercati?
Ovviamente le differenze ci sono: se da un lato dei ns prodotti viene garantita la qualità e l’unicità – non li troverete nei supermercati – dall’altro è pur vero che un determinato prodotto potrebbe non essere disponibile tutto l’anno. Vuoi mettere, però, la differenza tra il mangiare una fragola appena raccolta per capirne le caratteristiche organolettiche usandola 2 ore dopo per farci la marmellata e il mangiarne una fuori stagione?
Ancora: il prezzo. Noi offriamo qualità e freschezza, quindi sono consapevole del fatto che i prezzi potranno risultare leggermente superiori a quelli che si trovano in commercio nei supermercati. Ma se rileggiamo quanto detto precedentemente e lo confrontiamo coi prezzi che trovate sul ns sito, credo che la differenza rispetto ad un supermercato non sia così marcata.
Anzi, a tal proposito: l’aiuto degli utenti e dei compratori, laddove decidano acquistare i prodotti in commercio, mi aiuterà a presentare idee sempre innovative e a crescere il peso contrattuale con i fornitori. E con soli 20€ sarà possibile assaporare molti gusti genuini. Tempo al tempo, ma scommetto una birra. Se quanto detto non corrispondesse al vero… se il prodotto non avesse le caratteristiche sopra decantate, la offrirò volentieri. Ma se dovessi avere ragione… beh, non mi si deve offrire niente ma saprò di rivedere presto chi è già passato o di trovare un feed back sul sito. E se è vero che ognuno di noi è ciò che mangia allora è altrettanto vero che ognuno di noi è anche ciò che offre da mangiare.